Sintesi Letteratura - classe 3D

Appunti di Letteratura GENNAIO-FEBBRAIO 2026

Il percorso che segue unisce organicamente tutti gli appunti e le analisi trattate in classe, ripercorrendo la crisi e il rinnovamento della cultura italiana tra la fine dell'Ottocento e il secondo dopoguerra.

1. Il Tramonto del Positivismo e il Decadentismo

Il termine Decadentismo fu usato inizialmente per indicare spregiativamente un gruppo di giovani intellettuali francesi che, intorno agli anni Ottanta del secolo, animarono la vita parigina con i loro atteggiamenti ribelli e anticonformisti; furono chiamati poètes maudits, cioè "poeti maledetti". Essi stessi accolsero questo termine per definirsi, tanto che la rivista che rappresenta il loro organo ufficiale fu chiamata "Le décadent". Il movimento nacque sostanzialmente come reazione al Positivismo, del quale rifiutò la fiducia nella scienza e nel progresso. Gli artisti ormai si sentivano estranei al mondo che li circondava, basato essenzialmente su interessi di carattere economico, e incapaci di incidere su di esso; essi dunque rifiutarono la concezione dell'arte come fedele rappresentazione del reale e le assegnarono il compito di scoprire il lato nascosto delle cose, di indagare nell'animo umano.

Il loro punto di riferimento è il poeta Charles Baudelaire, che considerava la poesia come uno strumento di conoscenza raffinatissimo, portando a uno straordinario affinamento della tecnica e dei mezzi espressivi: la poesia ricercò la musicalità del verso e si caricò di significati allusivi. In Italia, questo senso del mistero trova le prime manifestazioni in Giovanni Pascoli, nato nel 1855 a San Mauro di Romagna. La sua infanzia serena fu sconvolta dal terribile evento del 10 agosto 1867: l'assassinio del padre da parte di ignoti. A questo grave lutto ne seguirono altri: la morte della madre, della sorella maggiore e di due fratelli. Questi traumi influenzarono in modo determinante il carattere del poeta. Nonostante tutto, Pascoli proseguì gli studi a Bologna sotto Giosuè Carducci (figura di riferimento classica del neonato Regno d'Italia), aderì al movimento socialista subendo anche l'arresto, e infine si dedicò all'insegnamento universitario. Nelle sue opere, come Myricae (1891), egli celebra le tamerici, piccoli arbusti selvatici che alludono a una materia umile e dimessa, scene di vita campestre e il lavoro dei campi. Nel suo celebre saggio Il fanciullino (1897), Pascoli espone la sua poetica: il poeta è come un bambino che sa stupirsi di fronte alla realtà che lo circonda, scoprendone il mistero nascosto.

2. Le Avanguardie e il Futurismo

Nel primo Novecento nacquero in Italia e in Europa numerose correnti artistiche e letterarie, che per il loro spirito di originalità e rinnovamento sono chiamate "Avanguardie". Una di queste è il Crepuscolarismo, termine usato dal critico Giuseppe Antonio Borgese per designare una poesia malinconica e dimessa che celebra le piccole cose della vita quotidiana con un linguaggio semplice, volutamente privo di ricercatezza stilistica (i cui massimi esponenti sono Guido Gozzano e Sergio Corazzini).

Di rottura drastica con la tradizione fu invece il Futurismo, nato ufficialmente all'inizio del 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifesto del Futurismo. Marinetti, nato ad Alessandria d'Egitto e vissuto a Parigi, esaltava la tecnologia, le macchine, la velocità e la guerra, definita "sola igiene del mondo". I futuristi sostenevano la necessità di abolire la sintassi e le parti qualificative del discorso per usare invece le "parole in libertà", senza alcun legame grammaticale tra loro. Marinetti fu un acceso interventista e combattente volontario nella Prima guerra mondiale, per poi aderire al fascismo fino alla Repubblica di Salò.

3. La Crisi dell'Uomo Moderno: Svevo e Pirandello

Agli inizi del Novecento, una serie di scoperte scientifiche mutò radicalmente la concezione del mondo. La nascita della Psicoanalisi con Sigmund Freud (lo studio dell'inconscio) e la formulazione della Teoria della Relatività di Albert Einstein fecero tramontare l'idea di una realtà pienamente conoscibile. Queste teorie ebbero ricadute letterarie immediate: gli scrittori misero al centro personaggi incapaci di agire e di comprendere se stessi.

In Italia, Italo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz) testimonia questa crisi attraverso la figura dell'Inetto, un uomo incapace di inserirsi nel contesto sociale e di far valere la propria volontà, definendosi un "incapace di vivere". Nel suo capolavoro La coscienza di Zeno (1923), Zeno Cosini analizza la sua storia interiore, i suoi inutili tentativi di liberarsi dal fumo e il fallimento nei rapporti umani, rassegnandosi alla propria inettitudine intesa come una vera "malattia".

Contemporaneamente, Luigi Pirandello, nato a Girgenti (Agrigento) e segnato da gravi problemi economici e familiari (la malattia mentale della moglie), sviluppò una concezione dell'uomo straordinariamente moderna. Egli comprese che ogni persona crede di essere "unica", ma in realtà è nello stesso tempo tanti individui diversi a seconda di come gli altri la vedono. Questa frantumazione dell'io suscita sentimenti di smarrimento e solitudine. Per Pirandello ogni conoscenza è relativa e ciascuno ha la propria verità soggettiva, portando all'inevitabile incomunicabilità. Opere come Il fu Mattia Pascal (1904) e Uno, nessuno e centomila (1925) riflettono questa filosofia della vita, che gli valse il premio Nobel nel 1934.

4. Il Rinnovamento Poetico: Ungaretti e Montale

Anche i poeti recepirono questo senso di sfiducia e solitudine, abbandonando il linguaggio tradizionale per una "poesia pura". Il ruolo centrale fu svolto da Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d'Egitto nel 1888. Combattendo come soldato semplice sul fronte del Carso, trasse dall'esperienza della trincea la sua prima raccolta, Il porto sepolto (1916). Ungaretti introdusse una vera rivoluzione formale: versi scarni e frammentati, eliminazione della punteggiatura e largo uso dell'analogia (associare parole senza legame apparente per dare efficacia immediata all'immagine). La sua opera influenzò l'Ermetismo, una corrente poetica caratterizzata da un linguaggio "enigmatico" e indecifrabile.

Infine, Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896, espresse con la sua poesia il senso di vuoto e di solitudine che investe l'esistenza umana: il celebre "male di vivere". Nella raccolta Ossi di seppia (1925), la natura aspra e selvaggia della Liguria diventa riflesso del dolore esistenziale. Montale fu un intellettuale di grande dignità che rifiutò di iscriversi al partito fascista, perdendo il suo incarico al Gabinetto Vieusseux di Firenze. Attraverso opere come Le occasioni e La bufera e altro, continuò la sua ricerca poetica fino al premio Nobel ricevuto nel 1975.